Sulla propaganda fascista nei lager e il coraggioso “no” degli IMI • di Mario Avagliano e Marco Palmieri

23 Gen 2020 - focus, Varie

Sulla propaganda fascista nei lager e il coraggioso “no” degli IMI • di Mario Avagliano e Marco Palmieri

La storiografia più recente è definitivamente approdata alla conclusione che il rifiuto dei 650.000 Italienische Militärinternierten (Internati Militari Italiani) di continuare a combattere al fianco dei nazisti e di aderire alla Repubblica fascista di Salò dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, fu a tutti gli effetti una scelta di Resistenza, che contribuì sul piano militare e politico alla guerra di Liberazione. Una scelta pagata
a duro prezzo, visto che essi andarono volontariamente incontro a venti mesi di prigionia e lavoro coatto nei lager del Terzo Reich, non di rado perdendo la vita a causa degli stenti, del freddo, delle malattie, delle torture. La proposta di adesione venne sottoposta ai militari italiani in diversi momenti e con differenti modalità (si registrarono anche casi eccezionali di soldati che non la ricevettero per niente).

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