Il Campo di Wietzendorf

24 Apr 2020 - focus, I Campi

Il Campo di Wietzendorf

Le pagine che seguono sono la copia di un documento emerso, dopo più di cinquant’anni, da un cassetto nel quale erano state posate assieme ad un pacco di fotografie: cartoncini ingialliti e fogli di carta velina battuti a macchina in varie copie. Il segno del nastro blu, in alcuni punti, è quasi illeggibile, ma rimangono sulla carta leggera le incisioni dei martelletti battuti da dita che immaginiamo nervose, preda di una tensione che nemmeno il tempo è riuscito a cancellare. Sono la relazione che il comandante italiano di un campo di prigionia tedesco scrisse alla liberazione ad opera degli Inglesi nell’aprile 1945: atto di denuncia di inumane condizioni di vita, e testimonianza da lasciare alla Storia, che di tali fatti si nutre. Il Tenente Colonnello Pietro Testa1 contribuì con la sua relazione a posare uno degli innumerevoli mattoni che eressero un formidabile atto d’accusa alla barbarie nazi-fascista. Per consentire a chi, oggi, leggerà parole di mezzo secolo fa, di inserirle nel giusto contesto storico, racconterò di quei fogli, e del loro intrecciarsi con vicende private. Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, che la Storia è la somma di milioni d’esistenze singole: coacervo di piccole gioie e grandi dolori che cumulandosi diventano momenti memorabili, tragedie epiche dell’intera umanità.

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