Quanti sono stati i militari sardi internati nei campi nazisti dopo l’8 settembre 1943?
Da anni cerchiamo di dare una risposta che sia, se non esatta, almeno vicina alla reale consistenza numerica.Le difficoltà sono varie e non di poco conto, ad iniziare dalla perdita di parecchi fascicoli e fogli matricolari che erano conservati nei Distretti Militari di Cagliari e Sassari; solo l’Archivio di Stato di Oristano ha mantenuto pressoché integro il patrimonio depositato dal Distretto Militare oristanese e, in parte, da quello sassarese.
La ricerca è partita proprio da questo grande e ben conservato corpus documentario, al quale si sta aggiungendo quello in consultazione presso gli Archivi di Stato di Cagliari e di Sassari. Inoltre una notevole quantità di schede individuali e sottoscritte da ex IMI è in possesso dell’ISTASAC da alcuni anni, nonché un buon quantitativo di lettere da/per i lager recuperate in un negozio di bric-à-brac.
Abbiamo così individuato alcune migliaia di soldati sardi fatti prigionieri dopo l’8 settembre ‘43; alcuni ci hanno lasciato testimonianza e persino le loro memorie scritte, importantissime per comprendere e conoscere la vicenda degli IMI italiani.
Di tutti è stato necessario esaminare sia il Ruolo che il Foglio Matricolare, traendone interessanti informazioni dalle quali è possibile non solo ricostruire il percorso militare, ma anche definire dati statistici ad uso studio. Per moltissimi di loro, internati in Germania, Austria e Polonia, sono stati confrontati anche i dati disponibili nell’archivio dell’International Tracing Service (ITS). Più difficile e spesso privo di indicazioni precise, per scarsità di documenti, è invece stato ricostruire il percorso dei prigionieri internati nella zona balcanica e ivi trattenuti: per tutti loro ci si è basati sulla documentazione custodita nei personali Fogli Matricolari.

L’Atlante degli IMI Sardi

Consapevoli di esserci addentrati in una ricerca che richiederà ancora molto tempo prima di poterla concludere, abbiamo ritenuto comunque di mettere online i risultati finora ottenuti: ed ecco l’Atlante degli I.M.I. sardi, un sito che permetterà di aggiungere nomi e relative schede man mano che vengono ritrovati e riconosciuti come tali.
Grazie all’aiuto materiale di ricercatori tra i quali Aldo Borghesi (direttore dell’ISTASAC), Carla Cossu e Giovanni Fenu (entrambi dell’ANPI Oristano) che offrono continuamente il loro prezioso apporto fatto di nomi e ulteriori documenti, e con il sostegno finanziario della Fondazione di Sardegna, della Regione Sardegna e del Comune di Nuoro, il sito è finalmente disponibile e consultabile da chiunque.

La Ricerca

Abbiamo esaminato centinaia di fogli matricolari e altrettanti sono di prossima consultazione. La ricerca è partita dall’esame sistematico dei Ruoli matricolari per le classi 1916/1923 (per ogni classe di leva, il solo Distretto Militare di Oristano registrava circa 2.500 immatricolati); di ciascun militare risultato prigioniero dei tedeschi è stato dunque visionato il fascicolo personale, alla ricerca di informazioni sul percorso di prigionia. In particolare, è dal verbale di interrogatorio che si rilevano i dati più specifici, poiché al ritorno ogni soldato era interrogato sulla cattura e la prigionia da una apposita commissione militare. Pur nella sua sintesi, il verbale ci definisce un quadro abbastanza completo delle esperienze che a questo punto possono essere definite collettive.
Oltre al verbale di interrogatorio, il fascicolo personale spesso contiene documenti personali e lettere da/per il lager, consegnate dal reduce come prova del periodo trascorso in prigionia. Nelle lettere che vengono scambiate con i familiari, il prigioniero in genere cerca di far loro coraggio rassicurandoli sulla propria sorte.
Vengono riportate nel sito alcune lettere e documenti facenti parte dell’archivio ISTASAC, e altri conservati presso gli Archivi di Stato di Oristano e di Cagliari e in quello di Bad Arolsen.

Prigionieri di guerra, internati e deportati

Non abbiamo volutamente fatto distinzioni tra quanti restarono IMI fino alla liberazione e quanti invece passarono “lavoratori civili”, anche per l’impossibilità di accertare la volontà del passaggio oppure la coartazione. In molti verbali d’interrogatorio, infatti, si leggono affermazioni come questa: ”Durante la prigionia fui invitato, con minacce varie, a firmare la dichiarazione per libero lavoratore; mi sono sempre rifiutato. Ciononostante, il 30.9.44 mi hanno lasciato una dichiarazione di libero lavoratore”. Per lo stesso motivo sono stati lasciati nell’elenco quanti, prelevati dalle forze germaniche mentre svolgevano servizio militare, furono trasferiti immediatamente o dopo qualche tempo in KZ, e tecnicamente diventarono deportati perdendo lo status di internati.

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