Gli internati militari italiani • di Brunello Mantelli

24 Apr 2020 - focus, Inquadramento storico

Gli internati militari italiani • di Brunello Mantelli

Il gioco del gatto col topo: estate 1943

Alla vigilia dell’8 settembre 1943 le Regie forze armate inquadravano tra ufficiali, sottufficiali e truppa 3.700.000 uomini,gran parte deiquali nelle file dell’esercito. Oltre che in territorio metropolitano, nella cui propaggine meridionale fronteggiavano, insieme a forze germaniche, gli angloamericani sbarcati il 3 settembre in Calabria, unità italiane erano stanziate nella Francia meridionale e nella penisola balcanica. Sebbene relativamente debole come equipaggiamento, una simile massa di armati era fonte di preoccupazioni per i decisori politici e militari di Berlino allorché, con il manifestarsi nella primavera precedente della crisi italiana che sarebbe poi sfociata il 25 luglio nella deposizione di Mussolini, la possibilità di una rottura dell’Asse e di un’uscita dell’Italia dalla guerra era entrata nel novero delle cose possibili. Tra i punti chiave dei piani Alarich e Konstantin elaborati dal Comando supremo della Wehrmacht (Oberkommando der Wehrmacht – OKW) fin dal mese di maggio, stavano il disarmo e la cattura dei militari italiani, unitamente all’occupazione del paese.
Tutto questo era naturale dal punto di vista della Realpolitik. Nessuno avrebbe potuto sul serio pensare che la Wehrmacht avrebbe sgomberato il territorio italiano come se nulla fosse. [Le disposizioni attuative del piano Achse, emanate alla fine di agosto, prevedevano si dovessero] disarmare per prime e con la massima rapidità le unità che si possono raggiungere più rapidamente, per poi estendere il provvedimento a poco a poco e secondo un piano prestabilito a tutte le altre unità (…). Ci si [sarebbe dovuti] impadronire di tutte le armi degli italiani, nonché dei loro automezzi e veicoli d’ogni tipo, dei cavalli, dei muli e delle scorte di munizioni e carburante.

Appare qui un aspetto tanto importante quanto quello puramente militare: dopo quattro anni di ostilità al Terzo Reich facevano estremamente comodo risorse sia materiali, sia umane. Il collasso italiano diventa un’occasione per metter le mani su entrambe.

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Per gentile concessione dell’Autore.

Tratto da:
Brunello Mantelli, Gli internati militari italiani, in Gli italiani in guerra. Conflitti, identità, memorie dal Risorgimento ai nostri giorni, direzione scientifica di Mario Isnenghi,Torino, UTET, 2008-2009, volume IV, Il ventennio fascista, tomo II: La seconda guerra mondiale, pp. 396-403.