Il caso del rientro delle «displaced persons» dal terzo Reich • di Giovanna d’Amico

23 Apr 2020 - Varie

Il caso del rientro delle «displaced persons» dal terzo Reich • di Giovanna d’Amico

Nella Germania del dopoguerra le Displaced Persons e i profughi costituivano assieme una massa numerica di 11.332.700 persone: all’agosto del 1945 le sole DP erano 6.362, lasciando a parte quelle presenti in Austria e nella zona di occupazione sovietica della Germania che se incluse avrebbero portato la cifra a 8 milioni61. Le DP si suddividevano nel grande gruppo delle United Nations Displaced Persons, delle Displaced Persons ex nemiche: italiani, finlandesi, rumeni, bulgari, ungheresi e delle Displaced Persons nemiche, che comprendevano austriaci, tedeschi e giapponesi; poi vi erano gli apolidi. Tra le categorie speciali venivano computati i perseguitati per motivi politici, razziali e religiosi, benché non si trattasse di gruppi a parte ma di aggregati interni allo specifico gruppo nazionale di appartenenza62. Ex prigionieri di guerra, deportati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti ed ex lavoratori impiegati nella produzione bellica tedesca costituivano i singoli anelli della catena dei reduci da far rientrare a casa il prima possibile.

Photo by Museums Victoria on Unsplash

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Tratto da: Sulle orme dei reduci. Traiettorie del ritorno in Giornale di Storia Contemporanea, anno 2016, n.1